George MacDonald: Phantastes, Flower-Ed

Il fantasy è un genere letterario estremamente complesso, di difficile collocazione nonostante sia caratterizzato da alcuni elementi ricorrenti, primo fra tutti la presenza della magia come strumento capace di modificare gli eventi e i destini dei protagonisti. Grazie soprattutto alle trasposizioni cinematografiche più recenti tutti sono in grado di riconoscere un fantasy e sono in molti ad aver maturato una vera e propria passione per i mondi fatati raccontati da Tolkien, George Martin e la Rowling, gli autori a cui più di tutti si deve l’ingresso del genere nell’immaginario collettivo.

Tuttavia, nonostante l’enorme popolarità di opere come Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Il Trono di Spade e Harry Potter, le difficoltà di comprendere la vera essenza del fantasy permangono, anche in ragione della profonda stratificazione di significati che certe opere hanno in sé, come fossero enormi metafore che necessitano di un accurato lavoro interpretativo con il quale andare letteralmente al di là delle parole, quasi che i fantasy fossero in realtà dei trattati filosofici.

Se si vuole davvero provare a comprendere cosa siano i fantasy, il primo passo da compiere è quello di tornare alle radici stesse del genere, ovvero a quelle opere “seminali” che hanno gettato le basi per quei romanzi che oggi consideriamo bestseller universalmente riconosciuti. Una ricerca letteraria necessaria ed entusiasmante, che può condurre il lettore alla riscoperta di opere magari poco note, se non addirittura dimenticate, ma che hanno mantenuta intatta la loro capacità di meravigliare.

È il caso di “Phantastes” di George MacDonald, probabilmente il primo romanzo fantasy moderno pubblicato per la prima volta nel 1858 e che, pur non avendo goduto di un successo immediato, nel corso del tempo ha sviluppato attorno a sé un grande interesse, avendo rappresentato per molti autori un riferimento imprescindibile.

Oggi il testo è disponibile nella nuova edizione della Flower-Ed e viene proposto ai lettori con la splendida traduzione di Michela Alessandroni, primo grande punto di forza di un romanzo complesso, ricco di temi e dotato di un fascino particolare.

Riproporre un romanzo pensato e scritto sul finire del 1800 è un’operazione molto più complessa di quanto non si creda. La letteratura è profondamente cambiata, il linguaggio e la scrittura hanno attraversato numerose fasi evolutive e spesso i testi più risalenti nel tempo sono gravati da uno stile difficilmente apprezzabile in epoca moderna. È la ragione per cui molti testi classici non hanno più l’appeal di un tempo, sebbene se ne riconosca tutto il valore. Ma se vogliamo considerare la capacità di conquistare il grande pubblico, specie quello più giovane, allora la questione si fa ben più complessa, col risultato che molte opere che meriterebbero di essere conosciute restano invece mere citazioni da social network o poco altro.

Ben venga dunque la linea editoriale portata avanti dalla Flower-Ed, che ha compreso non solo l’importanza dei classici ma anche la necessità di “rivestirli” con nuove traduzioni, in perfetto equilibrio tra l’originale e le istanze più moderne. Il risultato nel caso di “Phantastes” è un testo estremamente godibile e ricco di tutte quelle sfumature che l’autore ha conferito alla propria opera e che lo hanno reso il vero punto di origine del genere fantasy.

La storia, quantomeno la traccia principale definita da MacDonald è semplice e – allo stesso tempo – complessa e affascinante. Alla morte del padre, Anodos ha appena compiuto ventuno anni, è diventato uomo e il mondo si sta per spalancare davanti ai suoi occhi come uno scrigno ricco di infinite possibilità. A simboleggiare il cambiamento epocale che l’ingresso nell’età adulta comporta una piccola chiave che Anodos stringe tra le dita: è l’eredità che il padre gli ha lasciato, un enigma da risolvere tentando di aprire i cassetti di un vecchio scrittoio. Tra carte ammuffite e altri oggetti di poco conto, Anodos scova uno scomparto segreto da cui fa improvvisamente capolino una piccola figura femminile, una fata pronta a svelargli la strada da percorrere per raggiungere la Terra delle Fate.

In breve tempo la stanza di Anodos si trasforma in un portale da attraversare per iniziare un lungo viaggio. Ci sono sentieri da seguire, incontri da fare e avventure da vivere tra mille pericoli, errori e fughe rocambolesche, per giungere infine alla meta più ambita, quella che consentirà al protagonista di conoscere finalmente la Terra delle Fate e con essa far sbocciare nel proprio cuore una nuova consapevolezza di sé e del mondo, quella saggezza che segna il passaggio tra l’adolescenza e la maturità.

“Phantastes” pur essendo stato pubblicato nel pieno dell’età vittoriana, rappresentò un momento di rottura con le atmosfere e i temi tipici di quella stagione letteraria. Al positivismo e alla ragione, MacDonald contrappose la fantasia libera da ogni possibile legaccio, quasi un flusso di coscienza attraverso il quale spinge Anodos a vivere esperienze profondamente metaforiche e simboliche, caratterizzante da continui e spesso enigmatici riferimenti alla religione (MacDonald aveva studiato teologia, oltre che matematica, divenendo anche Pastore) ma anche al folklore anglosassone, alla cui corretta comprensione il lettore può accedere grazie alle note a piè pagina con cui la Flower-Ed ha scelto di corredare il testo proprio per offrire tutti i necessari riferimento.

Come detto, “Phantastes” è ricco di metafore e per comprenderle tutte è necessario porsi nei confronti del romanzo con un atteggiamento profondamente riflessivo e attento alle sottili sfumature che MacDonald ha disseminato in ogni pagina.

Tuttavia, se c’è una metafora dominante è certamente quella del cambiamento che comporta l’assunzione di responsabilità, perché con la morte del padre Anodos sa che dovrà farsi carico della propria famiglia e dei possedimenti ricevuti in eredità. Un passaggio che nella sua visione ancora adolescenziale significa dover assumere il ruolo dell’eroe, del cavaliere senza macchia tramandato dalle tradizioni cavalleresche tipicamente inglesi. Ma se è questo il suo mondo interiore, allora il viaggio verso la Terra delle Fate sarà lo strumento grazie al quale potrà destrutturare questa visione “infantile” per giungere ad una consapevolezza nuova e più alta.

Quello di Anodos è soprattutto un viaggio iniziatico, si potrebbe dire alchemico nella misura in cui la sua coscienza subisce una trasmutazione, passando da una adolescenza fatta di sogni e visione ad una dimensione adulta e concreta. Tutte le esperienze e gli gli incontri che Anodos vive nella Terra delle Fate non sono altro che la rappresentazione dei dolori rimasti irrisolti, le proiezioni di un ideale di bellezza che va necessariamente in pezzi al cospetto della realtà. Sono, in ultima analisi, le paure di ciò che ci attende quando la vita e soprattutto la morte ci obbligano a crescere e che MacDonald racconta attraverso metafore e simboli, in un continuo gioco di rimandi tra la realtà, la fantasia, la religione e i precetti filosofici nei quali l’autore credeva.

Il testo alterna la prosa alla poesia, quest’ultima espressa con alcune canzoni che lo stesso Anodos si scoprirà in grado di cantare e che conferiscono al romanzo quell’aura così tipicamente fantasy che sarà estremamente significativa per autori come C. S. Lewis (Le Cronache di Narnia) e Tolkien (Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli) e che generano nel lettore un coinvolgimento emotivo ancora più intenso. Tuttavia “Phantastes” non è solo quella grande metafora di cui si è detto finora. È anche una grande avventura epica che Anodos vive mentre attraversa il mondo delle Fate, tra magnifici palazzi, creature misteriose e boschi incantanti, secondo quella che è la tradizione tipica del fantasy che proprio dall’opera di MacDonald ha preso le mosse fino a divenire quel genere che oggi siamo in grado di riconoscere e amare.

Il volume è arricchito dalla prefazione di Lorenza Ricci e dalla postfazione di Michela Alessandroni, le cui riflessioni e sottolineature sono di grande aiuto per comprendere appieno tutto il valore di un romanzo così stratificato e altamente simbolico. Spesso le case editrici lasciano il lettore in balia del testo, senza alcuna coordinata per orientare la propria predisposizione nei confronti dell’opera. La Flower-Ed ha invece scelto una linea editoriale diversa e più convincente, garantendo sempre sia degli approfondimenti che dei cenni biografici sull’autore, col risultato che al termine della lettura si guarda al libro con un senso di bellezza e di sincero appagamento.

ANDREA

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